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IL CROWDFUNDING NEL CALCIO

Il crowdfunding in Italia ha coinvolto anche un settore molto legato al sostegno della “crowd”, la folla, ovvero il calcio. A fine 2017 il Frosinone Calcio ha presentato la propria campagna di crowdfunding su Tifosy, una piattaforma che opera nell’ambito sportivo in 76 Paesi. La società ciociara ha emesso mini-bond per un importo complessivo tra 1 milione e 1,3 milioni di euro ed una quota di sottoscrizione minima di 500 euro. Queste risorse verranno utilizzate, come suggerisce Calcio e Finanza,

Per realizzare le opere accessorie al nuovo stadio “Benito Stirpe” tra cui il Frosinone Village, il complesso polifunzionale ubicato vicino allo stadio che vivrà 7 giorni su 7, ma anche altre strutture, fuori e dentro lo stadio, che completeranno il progetto iniziale, tra le quali il centro medico (destinato a tutti coloro che gravitano attorno al mondo del Frosinone Calcio) e del ristorante, entrambi situati nella pancia della tribuna centrale.

Il Frosinone ha seguito l’esempio di un’altra squadra che milita nel campionato di Serie B, il Parma Calcio, che il 19 marzo 2015 aveva attraversato le tenebre del fallimento, per poi essere di nuovo costituita il 27 luglio dello stesso anno. La campagna abbonamenti “Noi siamo il Parma”, del 2015-2016, che anticipava il campionato tra i dilettanti, è stata un reward crowdfunding. Gli abbonati hanno finanziato la società e, come ricompensa, hanno ricevuto l’abbonamento per assistere alle partite. Ma per il Parma questo non è stato l’unico caso. Come rivelato da Jonathan Greci, Brand & Digital Marketing Manager della società, al Corriere

«Dopo il successo con gli abbonamenti, a ottobre abbiamo chiuso un’altra iniziativa, “We are Parma”, nata sempre per i tifosi con l’obiettivo di ridare smalto al nostro team. Abbiamo raccolto 171.000 euro contro i 100.000 previsti per un totale 1.275 sostenitori. Con questo denaro una delle prime cose che faremo sarà costruire il museo del calcio al Tardini, dove tutti potranno conoscere la storia del nostro club. Ad ogni euro donato, per invogliare i cittadini a partecipare alla colletta, venivano regalate delle piccole ricompense. Dalla maglia del proprio idolo del Parma alla possibilità di passare una giornata con la squadra»

MINI-BOND, CAMBIALI FINANZIARIE E OBBLIGAZIONI PARTECIPATIVE: NUOVI STRUMENTI DI FINANZIAMENTO PER LE PMI (ENCICLOPEDIA)

A fine 2012, il legislatore italiano è intervenuto per favorire l’emissione di strumenti di debito (Mini-Bond, cambiali finanziarie, obbligazioni partecipative) da parte delle Piccole e Medie Imprese (PMI), eliminando vincoli fiscali che ostacolavano l’emissione di capitale di debito da parte di imprese non quotate in borsa. Grazie al “Decreto Sviluppo” (decr. legge n. 83/2012) prima, e all’approvazione nel Consiglio dei Ministri del 13

dicembre 2013 del pacchetto “Destinazione Italia” (decr. legge n. 145/2013) poi, le società non quotate in borsa, nell’emissione dei titoli di credito, hanno la possibilità di avvalersi dei vantaggi legali e fiscali che erano riservati esclusivamente alle società quotate. In una fase di dipendenza finanziaria delle imprese dal settore bancario e parallelamente di credit crunch dovuta alla crisi del 2007, l’obiettivo del legislatore è stato quello di diversificare le fonti di finanziamento per le PMI e di garantirne altri canali di accesso. I due decreti in questione hanno eliminato la disparità di trattamento nella emissione di obbligazioni, presente nel mercato italiano, tra società quotate e società non quotate. A queste ultime, infatti, ad esclusione delle micro imprese, grazie alla nuova normativa è consentito emettere strumenti di debito sia a breve termine (cambiali finanziarie) e sia a medio-lungo termine (Mini-Bond e obbligazioni partecipative).

Prestiti Bancari e Credit Crunch. Accesso al Credito Prima e Durante la Crisi

In un Paese come l’Italia, dove l’accesso al credito è principalmente di tipo bancario, gli istituti di credito

rappresentano l’interlocutore privilegiato per le imprese che richiedono capitali per finanziare i propri progetti. Tale funzione ha permesso alle banche di assumere un ruolo predominante nel sistema delle relazioni economiche del tessuto produttivo. I dati della Centrale dei Rischi (CR) mostrano un’elevata concentrazione dei rapporti bancari delle imprese italiane, infatti nel 2010 circa il 78% delle microimprese e il 32% delle piccole e medie imprese aveva rapporti con almeno tre banche. Attualmente però, la recente riduzione dei prestiti bancari ha riguardato le imprese di tutte le dimensioni, pesando in modo particolare proprio sulle PMI. Questa tendenza rispecchia, da una parte, la diminuzione della capacità produttiva delle imprese e, dall’altra, i parametri più restrittivi di erogazione del credito delle banche. Pertanto l’attuale contesto economico, fortemente alterato impone alle banche di riconsiderare il proprio ruolo. E’ noto, infatti, come dallo scoppio delle crisi finanziarie del 2007, la domanda di credito delle imprese si è scontrata con l’indisponibilità degli istituti bancari a concedere finanziamenti. Secondo il centro studi di Confindustria, in Italia la caduta dei prestiti bancari alle imprese è stata del 10,5% dal picco del settembre 2011, pari a -98 miliardi. Nel 2014 il credit crunch proseguirà con -8 miliardi, mentre nel 2015 si registrerà un aumento del 2,8% pari a +22 miliardi. Il calo dei prestiti alle imprese verificatosi in Italia rispecchia il trend europeo di riduzione della domanda e dell’offerta bancaria come mostrato nella Tab.1 dai dati della Banca Centrale Europea (BCE):

In definitiva, in una situazione di forte razionamento del credito, la creazione di nuovi strumenti come Mini- Bond, cambiali finanziarie e obbligazioni partecipative è strettamente connessa alla necessità di reperire nuove forme di finanziamento alternative al tradizionale credito bancario. Questi strumenti, però, sono comunque complementari al sistema bancario. Infatti, ad esempio per la costruzione dei Mini-Bond sono necessari operatori finanziari, definiti sponsor, tra cui banche, intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del T.U. bancario e banche autorizzate all’esercizio dei servizi di investimento anche aventi sede legale in uno Stato extracomunitario, purché autorizzate alla prestazione di servizi nel territorio della Repubblica.

Prestiti Obbligazionari. Quadro Generale Precedente la Nuova Normativa

Nonostante la normativa previgente, attraverso la riforma del diritto societario con decreto legislativo n. 6 del 17 gennaio 2003, prevedesse già diversi strumenti cartolari di debito da emettere sul mercato per le imprese, le limitazioni patrimoniali all’indebitamento e gli adempimenti amministrativi richiesti ne hanno consentito di fatto la fruizione esclusivamente per le società quotate in borsa. Il “Decreto Sviluppo” e il “Decreto Destinazione

Italia”, quindi, non introducono nel nostro ordinamento “nuove” forme di finanziamento ma, in realtà, ridisegnano il regime giuridico ed il trattamento fiscale di alcune tra quelle già esistenti. Ciò è avvenuto mediante la modifica delle previgenti norme di deducibilità degli interessi passivi delle obbligazioni, delle cambiali e titoli similari nonché del regime impositivo dei medesimi interessi in capo ai sottoscrittori. Tali interventi riformatori che hanno modificato la normativa precedente hanno riguardato:

  • L’articolo 32 del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83 (“Decreto Sviluppo”), come successivamente modificato in sede di conversione (Legge 7 agosto 2012, n. 134);

  • L’articolo 36, comma 3, del Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (“Decreto Sviluppo Bis” e assieme al Decreto Sviluppo i “Decreti Sviluppo”), come successivamente modificato in sede di conversione (Legge 17 dicembre 2012, n. 221), che ha apportato alcune modifiche all’articolo 32 del Decreto Sviluppo;

  • L’articolo 12 del Decreto Legge 23 dicembre 2013, n. 145 (“Decreto Destinazione Italia”), che ha

modificato, inter alia, la Legge 30 aprile 1999, n. 130, l’articolo 46 del Testo Unico Bancario (T.U.B.) e l’articolo 32 del Decreto Sviluppo Bis.

Prima dei Decreti in questione, l’emissione di un prestito obbligazionario da parte di una società non quotata si scontrava con l’art. 2412 del codice civile, il quale accordava alle società per azioni l’emissione di obbligazioni secondo alcuni requisiti:

  • L’importo totale dei prestiti non doveva essere complessivamente superiore al doppio del capitale sociale, della

riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato;

  • Senza il suddetto limite, alla condizione che l’importo eccedente fosse destinato a investitori istituzionali e che, in caso di trasferimento successivo delle obbligazioni, l’ultimo soggetto cedente garantisse i successivi acquirenti

(non investitori-professionali) della solvibilità della società emittente.

Al contrario, secondo le norme dei “Decreti Sviluppo” e “Destinazione Italia”, l’emissione di un prestito obbligazionario può superare i limiti di cui sopra se:

  • Le emissioni obbligazionarie sono destinate a essere quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, oppure danno diritto di acquisire o di sottoscrivere azioni.

Di conseguenza, scompare il riferimento al fatto che una società interessata ad emettere un’obbligazione sia quotata o meno, lasciando spazio alla condizione che il prestito obbligazionario venga quotato in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione. Quindi se nel sistema normativo previgente le imprese non quotate in borsa incontravano molte difficoltà procedurali nell’accesso al mercato obbligazionario, rendendo l’emissione di obbligazioni una prerogativa delle imprese quotate in borsa, con le nuove disposizioni tali differenze vengono meno.

Novità Introdotte da Decr. Legge n. 83/2012 (Decreto Sviluppo) e Decr. Legge n. 145/2013 (Destinazione Italia) In via generale, i cambiamenti più rilevanti introdotti dal nuovo quadro normativo di riferimento riguardano:

  • La modifica e nel superamento dell’articolo 2412 (Limiti all’emissione) del codice civile che fissa il limiti quantitativi all’emissione di obbligazioni;

  • L’eliminazione del diverso trattamento fiscale dei titoli emessi da società non quotate rispetto ai titoli emessi da società quotate e nell’eliminazione del trattamento penalizzante in termini di deducibilità degli interessi passivi;

  • La modifica della durata delle cambiali finanziarie, che dovranno avere una durata non inferiore a un mese e non superiore a 36 mesi;

  • La possibilità di de-materializzare tali titoli, favorendone la circolazione sul mercato;

  • L’estensione alle cambiali finanziarie del più favorevole regime fiscale applicabile alle obbligazioni.

Inoltre, i recenti Decreti prevedono nuove fonti di finanziamento a disposizione delle PMI e nello specifico, tre diversi strumenti:

  1. Le cambiali finanziarie (titoli di debito a breve termine);

  1. Le obbligazioni di medio-lungo termine (cosiddetti Mini-Bond);

  1. Le obbligazioni partecipative (strumenti finanziari a medio termine).

I soggetti che possono emettere questi nuovi strumenti sono:

– Società non quotate (società di capitali, società cooperative e mutue assicuratrici diverse dalle banche e dalle micro-imprese);

  • Piccole e Medie Imprese. Secondo la classificazione europea sono: Medie imprese, quelle che hanno un organico inferiore ai 250 dipendenti e fatturato non superiore ai 50 milioni di Euro o totale di Bilancio non superiore ai 43 milioni di Euro. Piccole imprese, quelle che hanno un organico inferiore a 50 unità e totale di Bilancio o fatturato non superiori ai 10 milioni di Euro;

  • Restano escluse dall’applicazione delle nuove norme le Micro imprese cioè le imprese che hanno un organico inferiore a 10 unità e totale di Bilancio o fatturato non superiori ai 2 milioni di Euro.

Mini-Bond

I Mini-Bond sono titoli di credito, nello specifico obbligazioni, che possono essere emessi da una società non quotata in borsa con durata non inferiore a 36 mesi. Grazie ai Mini-Bond le aziende possono reperire fondi

dagli investitori fornendo in cambio titoli di credito. Questa forma di auto-finanziamento permette alle aziende, in particolare alle piccole e medie imprese (PMI), di diversificare la fonte dei loro finanziamenti e diminuire la dipendenza dal sistema bancario. La disciplina dei Mini-Bond si applica società di capitali, società cooperative e mutue assicuratrici diverse dalle banche e dalle micro-imprese, come definite dalla Raccomandazione 2003/361/CE.

I Mini-Bond al momento dell’emissione devono essere ammessi alle negoziazioni presso un mercato

regolamentato (in Italia il mercato di riferimento è l’ExtraMOT PRO). I Requisiti per l’ammissione alle negoziazioni su ExtraMOT PRO prevedono che:

  • L’emittente deve aver pubblicato i bilanci di almeno due esercizi annuali;

  • Almeno l’ultimo bilancio deve essere stato sottoposto a revisione contabile;

  • L’emittente deve redigere e rendere disponibile sul proprio sito web un documento di ammissione redatto secondo le linee guida stabilite da Borsa Italiana.

Le fasi principali verso l’emissione di Mini-Bond:

  • Emissione dei Mini-Bond da parte della società emittente subordinatamente all’assolvimento degli adempimenti normativi e regolamentari;

  • Ammissione dei Mini-Bond alla negoziazione sul Segmento ExtraMOT PRO;

  • Immissione dei Mini-Bond nel sistema di gestione accentrata presso Monte Titoli.

La regolamentazione sui Mini-Bond prevede che l’emittente sua assistito da uno sponsor, cioè un soggetto finanziario che supporti la società nella fase di emissione e di collocamento dell’obbligazione e che mantenga in portafoglio fino a scadenza una quota dei titoli, facilitando la liquidità degli scambi dell’asset.

Infine, la sottoscrizione di queste obbligazioni è riservata a investitori istituzionali professionali ed altri soggetti qualificati, non è prevista la diffusione ai piccoli risparmiatori. Le stime della Crif Rating Agency indicano in oltre 10 mila aziende il mercato potenzialmente interessato a questi strumenti.

Cambiali Finanziarie

Le cambiali finanziarie sono titoli di credito la cui funzione è quella di garantire la possibilità, alle imprese non abilitate ad emettere obbligazioni, di reperire capitale alternativo rispetto a quello derivante dal credito bancario. Le cambiali finanziarie hanno scadenza non inferiore ad un mese e non superiore a trentasei mesi dalla data di emissione. Possono essere emesse da tutte le società di capitali nonché da società cooperative e mutue assicuratrici (diverse dalle banche e dalle microimprese). Tuttavia, le società e gli enti non aventi titoli rappresentativi del capitale negoziati in mercati regolamentati o non regolamentati, possono emettere cambiali finanziarie se soddisfano una serie di requisiti fondamentali:

-L’emissione deve essere assistita, in qualità di sponsor, da una banca, da un’impresa di investimento, da una società di gestione del risparmio (SGR), da una società di gestione armonizzata, da una società di investimento a capitale variabile (SICAV), purché con succursale costituita nel territorio dello Stato. Le società emittenti, che non

siano classificabili tra le piccole e medie imprese possono rinunciare alla nomina dello sponsor.

-L’ultimo bilancio della società emittente non quotata deve essere certificato da un revisore contabile o da una società di revisione iscritta nel registro dei revisori contabili.

Infine, è previsto che le cambiali finanziarie emesse da società non quotate devono essere emesse esclusivamente in favore di investitori professionali che non siano, direttamente o indirettamente, soci della società emittente.

Le cambiali finanziarie possono essere emesse in forma de-materializzata (vedi voce Cartolarizzazione). Obbligazioni Partecipative e Subordinate

Le novità introdotte dai Decreti prevedono la possibilità per le società non quotate di emettere titoli obbligazionari che prevedano clausole di partecipazione agli utili di impresa e di subordinazione, purché la durata, come per le obbligazioni ordinarie, non sia inferiore a trentasei mesi. Le obbligazioni partecipative subordinate sono strumenti “ibridi” caratterizzati dall’assenza di diritti partecipativi di natura amministrativa. La clausola di partecipazione regola la parte del corrispettivo spettante al portatore del titolo obbligazionario, commisurandola al risultato

economico dell’impresa emittente. Il tasso d’interesse riconosciuto al portatore del titolo non può essere inferiore al Tasso Ufficiale di Riferimento.

La società emittente titoli partecipativi si obbliga a versare annualmente al soggetto finanziatore, entro trenta giorni dall’approvazione del bilancio, una somma commisurata al risultato economico dell’esercizio in percentuale pari a quella indicata nel regolamento dello strumento.

La obbligazioni partecipative sono state introdotte allo scopo di finanziare le start up, i turnaround tecnologici o per il rilancio aziendale.

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Investire i propri risparmi non è mai semplice. Le opportunità di investimento sono molte, ma non tutte possono fare al caso proprio. Qui potrai trovare non solo spunti interessanti per i tuoi investimenti e per il risparmio gestito ma anche di frequentare online il primo (corso base) di una serie di corsi dedicato all’investimento ed al risparmio.

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Differenza tra risparmio e investimento

Preme anche sottolineare un elemento molto importante che tantissime persone purtroppo ancora oggi non comprendono e riguarda la differenza tra risparmio e investimento. Sarà molto spesso capitato anche a te di confondere i termini “risparmio e investimento” utilizzandoli impropriamente come sinonimi, o anche utilizzando risparmiatori ed investitori per indicare una situazione simile.

Chiariamoci bene: Il risparmio lo possiamo definire come la quota di reddito percepito che si sceglie di non consumare immediatamente per far fronte a spese straordinarie future. Parte o quota del risparmio può poi essere utilizzato per l’investimento. Quindi l’unico collegamento esistente tra risparmio e investimento riguarda la quota di risparmio che si decide di investire e non li possiamo intendere come sinonimi.

Di contro l’investimento può essere inteso:

In senso strettamente economico (come ad esempio l’acquisto di un bene a sostegno dell’azienda o del benestare della famiglia); sia in termini finanziari (come ad esempio l’acquisto di un’azione, o di un’obbligazione o di un fondo comune con l’obiettivo di veder accrescere il proprio capitale). Investire per ottenere qualcosa non è sinonimo di raggiungimento dell’ obiettivo il quale non rimane per niente scontato senza considerare che a volte il risultato può anche essere negativo, compromettendo il capitale investito.

Ma allora è meglio risparmiare o investire? Punti di vista.

Non tutti i risparmiatori sono degli investitori e non tutti gli investitori sono dei risparmiatori. Vi sono soggetti dediti maggiormente al rischio che investono senza risparmiare come ad esempio i trader che investono nel trading online con il trading Forex, i quali permettono di ottenere dei guadagni potenzialmente maggiori (ma anche perdite più elevate) rispetto ai semplici investimenti effettuati in titoli di stato e buoni fruttiferi postali, ecc.

Vi sono poi invece soggetti che non vogliono per nessuna ragione al mondo investire ma sono protesi per un risparmio costante e duraturo. In questo caso questi soggetti vedono di buon occhio depositare presso un istituto bancario o postale i propri risparmi e lasciarle parcheggiate lì per non correre rischi.

Tu, in quali di queste due categorie rientri?

Ad ogni modo vi è anche un altro punto molto importante fondamentale per il risparmio e l’investimento: la propensione al rischio. Più si rischia più è alto il rendimento in caso di performance positiva, ma più elevata è la perdita qualora la performance fosse negativa. Molti preferiscono l’investimento, dal momento che il denaro tende a perdere potere d’acquisto nel tempo a causa dell’inflazione; di conseguenza tenere i soldi fermi a risparmio potrebbe non essere la soluzione migliore. Per questo motivo consigliamo anche di approfondire l’argomento, per sapere quali sono le migliori azioni da comprare oggi; se invece siete maggiormente propensi per il trading online, vi consigliamo di dare una veloce lettura al post seguente per sapere come investire 1000 euro o 10000 euro: i nostri consigli.

Investimento e Risparmio equilibrato: consigli

Il nostro consiglio in merito a risparmi e investimenti per il 2019 è quello di dedicare parte del vostro risparmio all’ investimento. State molto attenti però anche al fatto che non esiste una ricetta unica, una formula magica che vi permetta di ottenere la buona riuscita di un investimento. Tuttavia, seguire dei consigli o per guadagnare online connesse ad alcune regole prudenziali può aiutare di molto a minimizzare i rischi e a far fruttare il vostro investimento. Ecco perché in questo caso la consulenza finanziaria di un esperto può essere molto d’aiuto. Sul mercato oggi ci sono tantissimi operatori professionali, esperti, che dedicano all’ investimento la maggior parte dei loro risparmi e del loro tempo. Alcuni di loro dopo un attento studio ed approfondimento della materia, sono riusciti ad ottenere dei successi notevoli tanti che si sono ripagati il loro investimento, altri invece hanno subito perdite.

Questo lascia intendere che a prescindere dal tipo di investimento che si opera il rischio c’è sempre. Per ovviare a tale problema, diversificare il portfolio è di fondamentale importanza. In questo modo eventuali perdite sono compensate dai guadagni derivanti da altre operazioni. Risparmiare e investire anche in tempi di crisi è possibile stando attenti a diversificare non solo tra asset come azioni, obbligazioni, materie prime, ecc, ma anche tra asset a livello geografico tenendo in considerazione la possibilità di investire con il Forex sulle valute. Purtroppo effettuare queste scelte richiede tempo, dedizione e passione.

Investire è riservato ai ricchi?

Oggi non più perché grazie alla tecnologia è possibile investire piccole somme e i piccoli risparmi hanno le stesse opportunità dei grandi capitali.

Investire piccole somme può sembrare un’utopia. Oltre l’80% dei sottoscrittori di fondi comuni ha una ricchezza finanziaria che supera i 100.000 euro. Eppure, con qualche accorgimento e sfruttando le opportunità offerte, anche chi dispone di piccole somme può investire con successo.
Prima riuscirci, cerchiamo di capire perché fino ad oggi investire piccole somme è stato inteso come un tabù per moltissimi piccoli risparmiatori. Vi sono innanzitutto delle ragioni di natura tecnica che riguardano gli strumenti finanziari.

Soglie di ingresso elevate

Il taglio minimo di un’obbligazione societaria è spesso di 100.000 euro. Volendo sottoscrivere invece un titolo di Stato la situazione migliora perché l’importo necessario si abbassa a 1.000 euro. Anche ammesso che si abbiano da parte 1.000 euro da investire in un BTp, questo investimento presenta un forte limite, ossia quello di non essere per nulla diversificato. Per costruire un portafoglio diversificato acquistando singoli titoli, il capitale minimo necessario supera facilmente i 100.000 euro. I fondi comuni di investimento offrono la possibilità di investire in un portafoglio diversificato anche con capitali contenuti, come vedremo tra poco.

Costi fissi vanificano i risultati

Avendo a disposizione piccole somme da investire, i costi fissi risultano particolarmente onerosi perché erodono facilmente gli eventuali guadagni. Pochi troverebbero conveniente pagare i costi amministrativi di un deposito titoli per investire qualche centinaia euro, o sottoscrivere uno strumento che ha dei costi fissi di uscita elevati. Per quanto l’industria del risparmio si sia indirizzata molto più ai detentori di grandi patrimoni, proponendo prodotti adatti a grandi investimenti, le principali barriere che hanno tenuto i piccoli risparmiatori lontano dagli investimenti vengono dai risparmiatori stessi.

Chi detiene piccole somme non si ritiene adatto a investire

Vuoi per diffidenza, vuoi per minor conoscenza dello strumento, chi non dispone di grandi patrimoni spesso non ha mai preso in considerazione l’idea di poter investire piccole somme. Gli sviluppi dei mercati finanziari, sicuramente all’estero ma lentamente anche in Italia, offrono invece sempre più la possibilità di investire piccole somme, anche a partire da cifre piccolissime come 50 euro. In questo modo l’investimento diventa un incentivo a risparmiare, quasi senza accorgersene. 50€ in un mese sono una cifra minima per molti: l’equivalente di un cappuccio e brioche  ogni giorno lavorativo.

Il vantaggio di investire piccole somme

Se però quest’azione diventasse un’abitudine? 50€ al mese sono poco più di 15€ alla settimana e 600€ all’anno. Se qualcuno all’ indomani dell’introduzione dell’euro, nel gennaio 2002, avesse iniziato a mettere da parte 50€ al mese, dopo 17 anni avrebbe accumulato 10.200€ senza gli interessi. Non male, come risultato di un’abitudine che è costato uno sforzo davvero minimo. Fai comunque una simulazione nel form di questo sito del nostro gruppo. Se questi stessi 50€ al mese, anziché essere infilati nel porcellino salvadanaio, fossero stati investiti sui mercati azionari globali per 5 anni ad un tasso medio del 5%, oggi il capitale a disposizione, tra somma dei risparmi accumulati e guadagni dati dall’ andamento dei mercati sarebbe pari a 3.855,33€. A chi questo traguardo non sembrasse un granché basti pensare che se gli anni fossero stati 10, il valore del capitale oggi sarebbe pari a 7.711,66€.

Conclusioni e contatti

Come hai potuto capire, investire piccole somme presenta un enorme vantaggio: si riescono ad accantonare più risorse di quanto si pensava sarebbe stato possibile e con il minimo sforzo. Inoltre, a differenza di quanto avveniva con il salvadanaio porcellino, il risparmio negli anni può apprezzarsi seguendo gli andamenti dei mercati finanziari.

Eccoti il link diretto completo del mio  corso con cui potrai iscriverti 

Contattatami sul form per ogni commento o domanda, siamo a tua completa disposizione e torna a visitarci per aggiornamenti e nuovi corsi. I nostri più cordiali saluti.